IL PESO DEL CUORE -riflessioni .

Pubblicato da Laura il

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A quanto lo vendi il peso del Cuore?

Me lo sono chiesto stamattina nelle mie faccende quotidiane, pensando alla sacralità che era il cuore per gli indiani d’America, quando una volta ucciso un animale, chi aveva ucciso l’animale, tagliava il petto estrapolava il cuore e ringraziava lo spirito dell’animale per questo suo sacrificio e del cibo che il “cacciatore” avrebbe portato alla propria famiglia.

In questo rituale macabro agli occhi di noi esseri umani moderni, c’è un contatto con il circostante che per nostra cultura di uomini cosiddetti “civilizzati” ha fatto cambio da spiritualità a costo del profitto, lasciando il cuore degli animali che mangiamo, in mezzo agli altri organi svenduti al banco del macellaio quando lo trovi o addirittura riutilizzato per cibo per cani e gatti. Insomma la svalutazione della svalutazione di uno degli organi importanti di ogni essere vivente.

Naturalmente era un pretesto, una postilla per aprire una riflessione che questa società tende sempre più a dare per scontato, che non vuole sentire, che ci abitua (e abitua sopratutto i giovani) a starcene il più possibile lontani: sentire il cuore.

Quanto costa un battito?

La consapevolezza che il cuore si faccia carico delle nostre idee, delle emozioni che ci pervadono, del CORAGGIO di sostenere le gambe, la testa quando la paura ed il dolore ci mettono alla stregua della sopportazione.

A quanto vendiamo il cuore?

A peso di nulla a volte, perché abbiamo paura: di amare, soffrire, gioire e troppo spesso vivere riempiendoci sempre più spesso di farmaci invece che fermarci, prenderci il tempo, riposare, respirare e riflettere. Abbiamo creato o esiste in noi la competizione con il mondo, perché lo slogan pubblicitario, da che siamo venuti al mondo, i film, i cartelloni pubblicitari, parlano di “perfezione”, libertà, bellezza vita, innovazione, avanguardia e tutte le terminologie annesse a questo di comunicazione subdola e diabolica. E’ una traccia, una finzione che ci induce all’imitazione, una riproduzione cognitiva di cui volere o no, un po’ tutti ci si passa, un po’ tutti ci abbiamo fatto i conti, sentendo a volte che questi schemi “prefabbricati” ci stanno stretti come, a volte, risultino terreni confortevoli che nonostante saperci prigionieri, ci adattiamo per paura di vivere e rompere gli schemi.

A quanto diamo ascolto al nostro cuore?

Poco, spesso e volentieri alle immense porte semplici e gaie che apre il cuore, sovrapponiamo la mente logica e definitiva che ci chiede sempre di non badare alle emozioni, quelle che fanno tremare il corpo, che ci mandano in tempesta, che ci inducono a riflettere di noi stessi e del circostante, quelle che ci portano ad agire e sentire un vasto campo di sensazioni ed emozioni che il più delle volte, sono droga pura messa a disposizione al corpo, in modo ecologico e puramente armonico con noi stessi. Ah già! Ci vogliono tutti uguali, condizionati a stare al nostro posto, senza chiedersi i famosi perché, dove , quando e come . Non ci insegnano l’opera, la grande opera magica della trasformazione dell’emozione in energia vitale, a guardare la luce, sapendo che il buio è fatto per riposare.

Fatto sta che il cuore, porta e sopporta mentre noi scappiamo, chiudiamo, soffochiamo mentre vorrebbe esplodere, guarire e chiamare a se l’anima; ci piombiamo di farmaci che sopiscono tutto e tutto torna a tacere, per un po’…qualche ora, giorno, settimana.

A quando la vita nel cuore, vera casa dell’anima?

#LS